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Porta Garibaldi

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Porta Garibaldi

Italia > Milano

GPS : 45°28'50.15424"N, 9°11'12.73056"E

ID: 5739

Porta Garibaldi, già porta Comasina, fu eretta nel 1826 dall'architetto Giacomo Moraglia, quale elemento architettonico-monumentale lungo i bastioni. Il 22 marzo 1848, durante le Cinque giornate, fu la seconda ad essere espugnata dagli insorti, dopo Porta Tosa. L'antica porta Comasina risaliva alla cinta romana, quando era dedicata alla Luna. Essa venne conservata nel tracciato delle mura medievali, ed era una delle sei principali. A lungo essa rappresentò una delle più importanti vie di penetrazione in città, raccogliendo i traffici delle strade da Como e dalla Brianza. Fuori dalla porta sorse il rione detto 'di Porta Comasina', uno dei sei in cui era divisa la città, che ospitava braccianti e muratori che rientravano alle cascine per il raccolto. La porta romana e medioevale comprendeva due torri laterali e due archi, distinti dalle statue della Madonna e di Sant'Ambrogio (oggi conservate al museo del castello). Demolita nel XVI secolo, venne sostituita da una nuova porta, collocata lungo il più periferico percorso delle mura spagnole. In epoca napoleonica il governo del Melzi d'Eril pianificò un generale rifacimento delle porte di ingresso in Milano, ed affidò un primo progetto di rifacimento al Cagnola. Ma esso si rivelò troppo costoso e il nuovo governo austriaco (che fece finanziare la ricostruzione della porta dai negozianti milanesi), preferì affidare un nuovo incarico al giovane architetto Moraglia. Egli riprese la tipologia dell'arco trionfale fiancheggiato da due caselli, affacciato verso l'asse stradale principale di penetrazione in Milano. L'arco è di ordine dorico, in pietra di Viggiù, con due passaggi aperti ai fianchi. La muratura è ingentilita da fregi incassati nella muratura a bugnato. Sulla sommità dell'arco vennero collocati quattro 'colossi', opera del Perabò, a simboleggiare i principali fiumi della Lombardia: Po, Adda, Ticino ed Olona. La porta venne completata tra il 1826 e il 1828, mentre per i due caselli si dovette attendere il 1834. L'arco, non ancora completato, venne dedicato, in un primo tempo, all'imperatore austriaco Francesco II, sovrano del Lombardo-Veneto, a ricordo della sua seconda visita in città nel 1826, proveniente da Como, dove era giunto attraverso la nuova strada dello Stelvio. La dedica recitava: A FRANCESCO I / PIO OTTIMO MASSIMO / I NEGOZIANTI MILANESI ERESSERO. Pare che l’epigrafe venisse commentata aggiungendo un ultimo verso: 'sebbene poca volontà ne avessero', che venne attribuito al Manzoni. Nel 1859 vi fece il suo ingresso in Milano il generale Garibaldi, che proveniva sempre da Como, dove aveva conseguito le brillanti vittoria di Varese e San Fermo. A ricordo dell'evento, la porta gli venne dedicata nel 1860. La lapide dedicata a Francesco II venne quindi sostituita da una epigrafe, ancora esistente, che recita: QUI SULL' ORME DEL NOME NEMICO / IL FERRO DELL'ITALICA GIOVENTU' / INCISE LE VITTORIE COMENSI / MDCCCLIX ed ai lati VARESE e SAN FERMO.

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